Venerdì 14 Novembre in occasione dello sciopero studentesco nazionale la Rete degli studenti Medi e l’Unione degli Universitari di Trieste aderendo alla campagna “Non fermerete il vento” si sono ritrovati alle ore 13.30 per un presidio in piazza Sant’Antonio (Trieste).
Siamo scesi in piazza oggi per manifestare il nostro dissenso nei confronti dell’agenda politica intrapresa dal governo Meloni. Come studentesse e studenti crediamo sia fondamentale far sentire la nostra voce e portare quella che è la nostra idea di scuola e Università. Vogliamo che i luoghi del sapere siano realmente accessibili e che ci formino per diventare cittadini consapevoli e capaci di leggere il mondo che ci circonda.
Tra i punti fondamentali della protesta c’è la tutela del diritto allo studio, vogliamo che sia garantita un’edilizia scolastica adeguata, che i trasporti pubblici siano efficienti e gratuiti per chi studia. Crediamo sia necessaria un’istruzione transfemminista e accessibile e che nei luoghi di formazione si parli anche di ciò che sta accadendo nel mondo: dei conflitti in atto e del genocidio che sta subendo il popolo palestinese.
Ribadiamo la necessità di scendere in piazza ora più che mai dal momento che le scelte dell’attuale Governo in merito a scuola e Università non vanno realmente incontro alle esigenze della popolazione studentesca. Con i decreti emanati da Valditara e Bernini è evidente il tentativo di rendere scuola ed Università sempre più autoritarie e repressive.
Come afferma Samuel Postiglione della Rete degli Studenti Medi “La situazione degli istituti scolastici della città sono disastrose. All’interno delle nostre scuole ci sono infiniti problemi che non vengono in alcun modo presi in considerazione. Ad esempio, al liceo Slomšek, moltissimi studenti hanno scioperato per quattro giorni, questa settimana, a causa delle temperature troppo basse all’interno delle classi e della pessima condizione dei bagni; Al Liceo Nordio la pioggia s’infiltra dal soffitto cadendo sul pavimento; All’istituto nautico i bagni non sono a misura di studenti delle scuole superiori. Per questo, durante l’assemblea studentesca pubblica svolta dalle 10:30 al giardino pubblico, abbiamo deciso di creare un osservatorio sull’edilizia scolastica delle scuole superiori di Trieste, che aggiorneremo con le segnalazioni degli studenti sui problemi strutturali delle scuole e li porteremo all’attenzione degli enti competenti”. “Le politiche attuate anche nella nostra città sembrano procedere in linea con quelle nazionali, Trieste sta diventando sempre più una città a dimensione di turista e sempre meno a misura di studente.” Aggiunge Sara Merlin dell’Unione degli Universitari.
“La ricerca di una stanza è sempre più complessa, a questo si aggiunge un aumento dei prezzi vertiginoso. Secondo i dati pubblicati di recente, nella nostra città c’è stato un aumento del 31% del prezzo medio per una stanza singola solo negli ultimi 5 anni. Come conseguenza a queste politiche che vanno a favorire il turismo, sempre più privati preferiscono affittare per brevi periodi a turisti piuttosto che a famiglie e studenti. Per questo sono necessarie politiche che incentivino gli affitti a lungo periodo per noi studenti.” Afferma.
“Risolvere la questione abitativa non significa demandare la gestione degli alloggi studenteschi a privati, destinando fondi del PNRR per edifici dove una stanza costa molto di più della media cittadina e dove la destinazione d’uso è per soli 10 anni. Bisogna investire in posti letto ed alloggi pubblici per cercare almeno di soddisfare la richiesta e investire nella messa in sicurezza delle case dello studente già presenti.” Aggiunge in merito alla questione abitativa.
“Come studenti e studentesse sentiamo che a Trieste c’è un’effettiva mancanza di spazi fisici d’incontro dove poter socializzare e per favorire la diffusione della cultura. Spazi dove possiamo esprimerci a pieno e fare rete.”. “Studiare non deve essere un privilegio: chiediamo una scuola e un’università accessibili, gratuite e libere da ogni forma di disuguaglianza sociale”, dichiarano congiuntamente le organizzazioni.
“Non accetteremo un modello educativo che esclude, precarizza e obbedisce. La conoscenza è libertà, e il vento del cambiamento non potrà essere fermato.” Concludono